Avanti con un altro taglio dei tassi Bce, ma con la gradualità di un quarto di punto alla voblta e senza impegnarsi sul futuro: questo il compromesso fra le varie anime del consiglio direttivo della Banca centrale europea raggiunto dalla b.
Peccato solo che l’allentamento della stretta monetaria, di fronte alla crescita che peggiora, abbandonando l’intonazione restrittiva di politica monetaria, avvenga in ritardo, quando l’economia continentale pare essere avviata sul crinale della crisi, con la Germania già in recessione, la Francia che rischia di caderci e il forte rallentamento di quella italiana che, comunque continua a galleggiare in zona positiva.
Con i tassi Bce portati al 3% quando l’inflazione media europea si avvicina al totem del 2% (con quella italiana che è largamente sotto), il costo del denaro continua ad essere largamente più caro dei livelli del 2019. A Francoforte si è tenuto conto delle richieste delle “colombe” di dare più ossigeno alla crescita, ma anche della prudenza dei “falchi”. Da una parte, ci sono una ripresa dell’economia dell’area euro «più lenta del previsto» e gli indicatori più recenti che puntano su un Pil negativo nel quarto trimestre.
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Lagarde ha deluso le aspettative di un taglio dello 0,50% per fare una spinta più consistente all’economia e per evitare che l’Europa cada nella stagflazione da cui sarebbe poi difficile uscire: ma una decisione di questo genere avrebbe avuto il significato di una scomunica dell’operato di Lagarde negli ultimi 4 anni, quando con l’inflazione che cresceva si è attivata in ritardo, salvo recuperare in corsa portando i tassi da quota zero al 4,5% in soli 14 mesi, strozzando più del necessario l’economia che ora, in carenza di ossigeno finanziario complice la lentezza nel mollare il cappio dei tassi, sta boccheggiando sempre più, con il rischio per molte realtà di soccombere definitivamente.
Ora tocca alle banche dare ossigeno al sistema, favorendo un sensibile abbassamento dei tassi a favore di imprese e famiglie, favorendo la ripresa degli investimenti e dei consumi. Oggettivamente, nel campo del credito al consumo, non è possibile assistere a tassi che sono oltre l’8% con punte fino al 10% nel caso dell’acquisto rateale di automobili o di grandi elettrodomestici, settori manifatturieri ampiamente in crisi. Sarebbe opportuno limare le pretese, accontentarsi di margini più contenuti con ricarichi di 2-3 punti rispetto al tasso Bce, tanto più che questo genere di finanziamenti sono garantiti da garanzie reali nel campo degli autoveicoli o con un rischio insoluto molto basso in tutti gli altri.
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