L’aumento eccessivo delle importazioni di riso dall’Asia ed in particolare da Cambogia e Birmania ha fatto chiedere all’Italia l’applicazione di una clausola di salvaguardia automatica per limitarne la crescita.
La posizione italiana a Bruxelles è sostenuta da Bulgaria, Grecia, Portogallo, Romania e Spagna e il dossier finirà sul tavolo dei ministri Ue dell’agricoltura, chiedendo alla Commissione di introdurre un limite all’import a dazio zero del cereale. I sei Paesi stimano in circa 450.000 tonnellate l’eccesso di import di riso dai due Paesi asiatici, assorbito finora dal mercato europeo principalmente «a causa della carenza di produzione» propria «dovuta alla siccità, soprattutto in Spagna e Italia» tra 2022 e 2023.
Una situazione che rischia di diventare «insostenibile nel prossimo futuro», visti i flussi di importazione «in rapido aumento», a fronte di una ripresa dell’attività produttiva in Italia nel 2024 con la conseguente riduzione di quote di mercato al prodotto “Made in Italy” e con un forte «squilibrio del mercato e una altrettanto forte riduzione della superficie coltivata a riso in Europa», dove l’Italia è il maggiore produttore continentale anche se negli ultimi anni si deve registrare l’abbandono nella sola Lombardia di ben 13.000 ettari condotti a risicoltura.
Sulle importazioni in Europa di riso asiatico ci sarebbe anche la questione dell’utilizzo in molte realtà del lontano Oriente di fitofarmaci da decenni vietati in Europa per i loro effetti sia sull’ambiente che sugli stessi agricoltori, con il rischio che il prodotto importato possa recare qualche traccia di residuo.
Il dossier sul riso asiatico è stato tra i principali portati dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, a Bruxelles dove – ha sottolineato – «la nostra richiesta di opposizione è stata accolta».
Nel frattempo al tavolo dei ministri europei dell’agricoltura di Bruxelles si sono aperte le discussioni sulla Politica agricola comune post-2027. L’Italia ha insistito sulla necessità di «una reale svolta semplificatrice» della principale politica di finanziamento degli agricoltori, che vale un terzo del bilancio comunitario.
Le proteste dei trattori che nei mesi scorsi hanno invaso le strade dell’Ue hanno messo in luce la necessità di un aggiustamento della Pac, perché «gli agricoltori possano concentrarsi più sul lavoro che sulla burocrazia», ha puntualizzato Lollobrigida, sottolineando «la necessità di garantire una Pac incentivante e non eccessivamente condizionante».
All’obiettivo della “semplificazione” guarda anche la stessa Commissione europea: il commissario responsabile uscente, il polacco Janusz Wojciechowski, ha confermato i lavori in corso su due “studi” sulla semplificazione e sulla riduzione degli oneri amministrativi che arriveranno entro fine anno e faranno da supporto alla proposta sulla futura Pac, attesa per l’estate 2025.
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