“Jp Salary Outlook 2025”: primo recupero del potere d’acquisto in dieci anni

Ma il differenziale delle paghe italiane con l’inflazione e con gli altri paesi europei rimane alto.

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Jp Salary Outlook 2025

Ma il differenziale delle paghe italiane con l’inflazione e con gli altri paesi europei rimane alto.

Dopo un decennio di erosione del potere d’acquisto, il 2024 segna una svolta per i salari italiani. Secondo il “JP Salary Outlook 2025” dell’Osservatorio JobPricing, la retribuzione annua lorda (RAL) media è aumentata del 3,3%, mentre l’inflazione si è fermata all’1,0%, determinando il primo incremento del potere di acquisto degli stipendi negli ultimi dieci anni.

Tuttavia, il bilancio a lungo termine resta negativo: dal 2015 la crescita della RAL è stata dell’11,0%, mentre l’inflazione ha raggiunto il 20,8%, causando una perdita considerevole in termini di potere d’acquisto.

I Ccnl trainano la crescita, operai i più favoriti

L’aumento salariale è stato principalmente guidato dai rinnovi dei Contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL), che hanno favorito soprattutto le fasce di reddito più basse. Gli operai hanno registrato un incremento della RAL del 4,6%, portando la crescita decennale a 13,9%, il dato più alto tra tutte le categorie professionali. Particolarmente significativo è stato il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, che ha influito su una vasta platea di lavoratori.

I settori con retribuzioni mediamente più basse hanno mostrato in generale incrementi superiori alla media. Questo indica che le dinamiche di aggiustamento salariale hanno maggiormente impattato le categorie meno retribuite, contribuendo a una riduzione – seppur contenuta – delle disparità interne al mercato del lavoro italiano.

La distribuzione dei salari: il Nord ancora avanti, ma il Sud accelera

Le differenze territoriali restano marcate. Il divario tra Nord e Sud evidenziato dal “Jp Salary Outlook 2025” rimane significativo, con una differenza di oltre 3.500 euro nella RAL media. Tuttavia, nel 2024 il Sud e Isole ha registrato una crescita retributiva superiore a quella del Nord Italia, proseguendo nella tendenza di progressivo “catching up” rispetto al Nord.

Secondo l’analisi territoriale del rapporto, Trentino Alto Adige, Lombardia, Lazio e Liguria continuano a registrare le retribuzioni più alte, mentre Basilicata, Calabria e Molise si trovano agli ultimi posti della classifica.

Il mercato del lavoro italiano tra stagnazione e segnali di ripresa

A livello internazionale, l’Italia continua a collocarsi nelle ultime posizioni dell’OCSE per crescita salariale e perdita di potere d’acquisto. Il paese si posiziona al 22° posto su 34 per livello di salario medio annuo, mentre la differenza tra i più pagati e i meno pagati resta significativa: un amministratore delegato del 9° decile guadagna circa 9 volte un operaio del 1° decile.

Negli ultimi tre anni, il mercato del lavoro italiano ha vissuto una fase di dinamismo, con tassi di disoccupazione ai minimi storici e un’elevata richiesta di profili altamente qualificati. Tuttavia, la produttività del lavoro in Italia continua a crescere a un ritmo inferiore rispetto ai principali paesi europei, rendendo difficile una crescita sostenibile dei salari nel lungo periodo.

L’incertezza economica globale, unita all’aumento del costo del lavoro, rende indispensabile per le aziende un’attenta pianificazione delle politiche retributive. I dati suggeriscono che le aziende con maggiore solidità finanziaria stanno investendo in pacchetti retributivi più competitivi per attrarre e trattenere talenti, mentre le piccole e medie imprese trovano maggiori difficoltà a sostenere aumenti salariali significativi.

Benefit e welfare: una leva ancora poco sfruttata

Nonostante la crescente attenzione al “Total Reward” (retribuzione totale), la quota di retribuzione variabile e i benefit restano marginali per gran parte dei lavoratori italiani. Solo il 37% dei dipendenti percepisce una componente variabile nella propria retribuzione, mentre l’accesso ai piani di welfare aziendale è ancora limitato, con una media di 759 euro annui per chi ne beneficia.

I benefit risultano più diffusi tra i dirigenti (l’80% ne beneficia) e meno tra gli operai (solo il 24% ha accesso a qualche forma di benefit). Le misure più comuni includono il rimborso delle spese mediche, i buoni pasto e l’auto aziendale: nel tempo sono aumentate in particolare le tutele assicurative, sanitarie e previdenziali “on-top” rispetto a quelle già previste dai CCNL.

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