Nucleare di IV generazione, visita del governo al centro Enea del Brasimone

I ministri Pichetto Fratin ed Urso visitano l’impianto dove Newcleo investe 90 milioni di euro nel sistema di raffreddamento a piombo fuso.

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I ministri Pichetto Fratin e Urso inn visita al Centro Enea del Brasimone.

I ministri Pichetto Fratin ed Urso visitano l’impianto dove Newcleo investe 90 milioni di euro nel sistema di raffreddamento a piombo fuso.

L’Italia si attrezza per un ritorno al nucleare con le nuove tecnologie dei reattori di piccole dimensioni assemblati direttamente in fabbrica e poi trasportabili sul luogo di installazione e delle nuove tecnologie di sicurezza intrinseca con il raffreddamento che da acqua passa al piombo fuso, oltre a nuove tecniche di alimentazione che evitano la formazione di scorie nucleari a lunga attività.

Dopo avere varato il disegno di legge, approvato nei giorni scorsi dal consiglio dei ministri, che punta a creare la cornice normativa sulla materia, il governo con i ministri all’Energia, Gilberto Pichetto Fratin, e all’Industria, Adolfo Urso, ha visitato il Centro di ricerche Enea del Brasimone, sull’Appennino bolognese, assieme al presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, rilanciando l’esigenza di indipendenza energetica dell’Italia, di competitività delle imprese, che passano anche dal nucleare come parte del mix di fonti energetiche del futuro che punta alla decarbonizzazione.

Cuore del nucleare di quarta generazione sono i reattori nucleari compatti che un domani, nella visione di governo e imprese, saranno accanto a ogni data center, in ogni grandemedia impresa, per assicurare una fonte di energia elettrica e termica stabile e a prezzo competitivo. Non è un caso che il direttivo di Confindustria sul nucleare si sia riunito per la prima volta proprio al Brasimone, dove ha sede il centro di ricerche Enea e dove ha trovato spazio – con un investimento passato da 50 a 90 milioni di euro – la multinazionale Newcleo, per sviluppare tecnologie di raffreddamento al piombo fuso per le centrali nucleari di quarta generazione.

«In Italia si consumano 312 Twh per 33,5 miliardi di euro di bolletta complessiva. Utilizzando questa tecnologia sarebbe 18 miliardi» ha rimarcato Emanuele Orsini, per il quale fin dall’avvio della sua guida di Confindustria il nucleare è stato «la tecnologia del futuro». Serve tempo, è vero, «però serve partire, e oggi diciamo che abbiamo cominciato ad accendere la luce su questo grande importante tema che è la nuova tecnologia del nucleare».

«Per essere vera forza competitiva dobbiamo garantire nel nostro Paese l’energia necessaria – ha ribadito il ministro dell’Industria Adolfo Urso – e per farlo servono i mini reattori» ovunque ce ne sia bisogno.

«Oggi siamo a metà del guado sul nucleare» – ha evidenziato il ministro all’Energia, Gilberto Pichetto Fratin -. Abbiamo il dovere come governo, e lo sentiamo tutto, di disegnare un futuro per questo Paese. Ora il Parlamento si autodeterminerà sui tempi, anche se mi auguro che la delega possa vedere la luce entro l’autunno».

L’evento al Brasimone, ha spiegato Giorgio Graditi, direttore generale Enea, mostra «quanto stiamo realizzando in settori centrali per il futuro energetico del nostro Paese, in particolare per il nuovo nucleare. L’energia nucleare è una fonte affidabile e programmabile, può agire da “stabilizzatore sistemico”, svolgere un ruolo complementare a quello delle fonti rinnovabili e garantire energia abbondante e a basso costo alle imprese».

E così nuova linfa anima il Brasimone, ex cattedrale del nucleare incompiuto che dopo lo stop seguito al referendum del 1987 è stato convertito a centro di ricerca avanzata dell’Enea. Newcleo, che ha ripopolato il centro da 30 a 130 persone, per lo più ingegneri, comprando addirittura un ex albergo per farne una foresteria, qui sta lavorando per realizzare entro il 2026 il suo “precursore”, che porterà allo sviluppo dei mini reattori. Sorgerà in un enorme sarcofago di cemento, alto come un palazzo di 20 piani, la ex cupola della centrale nucleare sperimentale che non fu mai completata a seguito dell’esito referendario.

«Avevamo ipotizzato un finanziamento di 50 milioni di euro e lo abbiamo realizzato alla velocità della luce. Questi 50 milioni sono diventati 90 milioni per l’entusiasmo dell’idea di costruire al Centro Enea Brasimone sempre più impianti sperimentali per la nostra tecnologia – ha detto Stefano Buono, amministratore delegato e fondatore di Newcleo -. Alla fine costruiremo 12 impianti e saranno pronti entro due anni, compreso il dimostratore non nucleare che servirà per la qualifica dei componenti e delle procedure del reattore finale che verrà costruito in Francia a Chinon nella valle della Loira nel 2031, approfittando di 5 anni di esperienza sul reattore elettrico che avremo qui al Brasimone».

«Questo processo – ha proseguito Buono – ha entusiasmato molto l’autorità di sicurezza francese e ci ha consentito di procedere rapidamente con loro e di avviare le procedure di autorizzazione del primo reattore». Quanto all’Italia, «appena ci sarà un ente regolatore frontale per avanzare una domanda sicuramente abbiamo i documenti per farla questa domanda. Ci mancheranno i siti, però in questi prossimi due anni probabilmente lavoreremo soprattutto con l’industria per capire come far utilizzare al meglio questa nuova tecnologia».

Si tratta di piccoli rettori che possono fornire elettricità e calore allo stesso tempo, quindi aiutare la decarbonizzazione a partire dai siti industriali, e grazie alla ridotta potenza – si parla di taglie variabili dai 50 ai 200 MW contro gli 800-1.000 Mw delle centrali attuali, assemblati anche in catene di montaggio in fabbrica per poi essere trasportati all’interno di container nei luoghi di installazione. Il fatto di essere di piccola taglia e di essere destinati anche agli utilizzatori di calore risolve uno dei problemi connessi con il nucleare di grande taglia, ovvero la necessità di realizzare imponenti torri di raffreddamento o di corpi idrici di adeguata capacità. Altro vantaggio a differenza della tecnologia nucleare attuale è l’utilizzo combustibile riciclato da altri reattori, cosa che comporterà una sorta di economia circolare del nucleare, riducendo a fine ciclo del combustibile anche il livello di attività delle scorie e il loro problema di smaltimento.

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