Il costo della vita come metro di riferimento della contrattazione decentrata

Passare da un livello unico nazionale o al più regionale ad uno territoriale perché lo stipendio medio vale di meno nelle zone più care. Protesta di Cgil e opposizioni.

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Il costo della vita entri tra i parametri di riferimento della contrattazione decentrata, quella che riguarda il livello territoriale regionale o il livello aziendale: la proposta è formulata in un disegno di legge firmato dai senatori della Lega che ha immediatamente innescato la protesta della Cgil e delle opposizioni di sinistra.

L’accusa delle opposizioni di sinistra è di voler «spaccare il Paese», mentre dalla Cgil si contesta la volontà di «ritornare alle gabbie salariali». Peccato che oggi il contratto unico nazionale o la sua articolazione regionalenon tenga conto del fatto che lo stipendio vale di più o di meno in termini di potere reale d’acquisto a secondadi dove un lavoratore vive e lavora, con il risultato che può essere molto difficile se non impossibile arrivare a fine mese in una grande città – del Nord come del Sud –, mentre può consentire un buon tenore di vita se si abita e lavora in una realtà periferica, magari avendo già la proprietà dell’abitazione.

Secondo la proposta della Lega si mira a «dare la possibilità alla contrattazione di secondo livello, territoriale e aziendale, di utilizzare il parametro del costo della vita, oltre a quelli già previsti per legge, nell’attribuzione dei trattamenti economici accessori ai dipendenti pubblici e privati». La contrattazione decentrata non può intaccare lo stipendio pattuito dal contratto nazionale, ma può riguardare tutte le altre voci integrative, dai premi di produttività ai ticket.

«Chiaramente, il principio della parità retributiva non viene meno – sostiene il capogruppo dei senatori leghisti, Massimiliano Romeo -. Parliamo infatti di trattamenti economici accessori, che possono essere così riconosciutiai dipendenti valutando anche il diverso impatto che l’incremento dei costi dei beni essenziali ha sui cittadini, così come si evince dagli indici Istat. Si pensi alle grandi città, dove l’inflazione ha degli effetti differentirispetto ad altre zone del nostro Paese». Con disuguaglianze anche di 3-4.000 euro all’anno, 300 euro al mese netti in busta paga che fanno la differenza.

Netta la bocciatura del Pd. «Dopo l’autonomia differenziata – afferma il responsabile Sud della segreteria nazionale Pd, Marco Sarracino – ecco l’ennesimo atto per continuare a spaccare l’Italia e aumentarne i divari. Ovviamente tutto nel silenzio degli autoproclamati “patrioti”». Peccato che, guardando proprio al Sud, una cosa sia vivere a Napoli magari in affitto e ben altro vivere in un paesino dell’entroterra abitando nella casa ereditata dai parenti.

Il senatore di Avs, Tino Magni, ex sindacalista, aggiunge una critica che vuole essere costruttiva: «se favoriamo eccessivamente la parte accessoria rispetto allo stipendio del contratto nazionale, questa non rientra nel montante contributivo, e i lavoratori avranno una pensione ancora più bassa». Problema che potrebbe essere risolto dando maggiore impulso ad una contrattazione sempre più locale e aziendale per il livello economico, mantenendo a livello nazionale la contrattazione relativa ai diritti e doveri dei lavoratori.

Bocciatura netta da parte della Cgil: per Francesca Re David, «siamo alle gabbie salariali e di nuovo di fronte ad un attacco alla funzione solidale del contratto nazionale e al sindacato in quanto rappresentanza collettiva dei lavoratori», sorvolando sul fatto, oltre che il sindacato oggi è più dei pensionati che dei lavoratori attivi, che continuando ad insistere su un unico livello reddituale nazionale è lo stesso sindacato a discriminare tra i lavoratori, penalizzando coloro che vivono nelle realtà con maggiore costo della vita, di fatto disincentivando la mobilità nazionale delle persone e favorendo la corsa al trasferimento per gran parte dei dipendenti pubblicivincitori di concorso al Nord per ritornare ai luoghi d’origine nel Mezzogiorno, dove la vita mediamente costa di meno che al Nord e che, con lo stesso stipendio nazionale, si spende decisamente meno e si risparmia pure.

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