Crisi automotive: si muovono i riformisti del Pd

Misiani: «serve salvare il settore». De Meo: «lasciamo lavorare ingegneri di cose tecniche che un politico non conosce. Evitare di parlare di 2035, perché magari non ci arriviamo nemmeno».

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Misiani: «serve salvare il settore». De Meo: «lasciamo lavorare ingegneri di cose tecniche che un politico non conosce. Evitare di parlare di 2035, perché magari non ci arriviamo nemmeno».

I riformisti del Pd incalzano l’Ue in vista del piano annunciato da Bruxelles per prossimo 5 marzo per tentare di risolvere la crisi automotive europea e chiedono di «costruire un percorso di transizione sostenibile, dal punto di vista economico, sociale, dei lavoratori che dobbiamo difendere» secondo quanto detto dal responsabile economico del Pd, Antonio Misiani, aprendo i lavori di un convegno promosso dalla corrente Energia Popolare al “Km Rosso” di Stezzano (Bergamo), il “polo dell’innovazione” realizzato nel 2009 da Brembo.

Misiani ha chiarito che «non si può fare nessuna decarbonizzazione senza intervenire sui mezzi di trasporto, ma la decarbonizzazione non deve diventare deindustrializzazione». Un’apertura che indica come anche dentro il Pd si stia cercando un punto di equilibrio per salvare il settore, uscendo dalle spinte demagogiche che permeano ampie fette del partito che stanno compromettendo il futuro di milioni di lavoratori in Europa.

All’evento si è collegato da Parigi l’amministratore delegato di Renault (e fresco ex presidente di Acea, l’associazione europea dei costruttori di autoveicoli), Luca De Meo spiegando per uscire dalla crisi automotive è bene «lasciare liberi gli ingegneri» in tema di auto, perché «è difficile che un regolatore sappia meglio di un ingegnere qual è la soluzione migliore». In tema di scadenze, De Meo pensa che «bisognerebbe evitare di parlare di 2035, perché magari non ci arriviamo nemmeno».

«Abbiamo alle spalle 23 mesi di mancata produzione industriale e l’Italia deve cambiare rotta subito – dice in collegamento il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini -. Dobbiamo cambiare rotta sia in Italia che in Europa e abbiamo costruito insieme al governo e alle opposizioni un percorso per sostenere l’industria e le imprese italiane. Noi non facciamo politica – chiarisce Orsini -: facciamo politica industriale senza entrare nell’agone politico».

Alla base di tutto c’è il tema della transizione energetica. Secondo il vicepresidente della Commissione Industria dell’Ue, Giorgio Gori, ideatore dell’evento, «anche se volessimo disinteressarci del clima, la decarbonizzazione è l’unica opzione per garantire indipendenza e sovranità energetica al nostro continente». Gori ha poi aperto al nucleare sottolineando che «sull’energia chi mi conosce sa che non sono particolarmente ideologico. Anche sulle tematiche del cambiamento climatico non sono un pasdaran – ha aggiunto – e vedo i limiti di un progetto europeo molto ambizioso, a cui non si sono affiancate risorse adeguate. Tutte le fonti a basse emissioni vanno bene – ha sottolineato – e non avrei problemi anche sul ritorno del nucleare nel nostro paese, anche se so che nel mio partito non tutti la pensano così».

Sul futuro dell’auto europea e della crisi automotive è intervenuto il presidente di Duferco e di Federacciai, Antonio Gozzi, che è anche consigliere di Confindustria sull’Autonomia strategica europea e sul Piano Mattei. Il suo timore è che la possibile scomparsa delle quote gratuite di CO2 a partire dal 2027 costringa gli altiforni europei a chiudere perché «per emettere una tonnellata di acciaio se ne producono 200 di CO2, aggiungendo un costo unitario di 200 dollari». Poiché l’acciaio da altoforno è l’unico utilizzabile per le carrozzerie delle auto, Gozzi prevede che «i produttori europei si troveranno a dover acquistare acciaio dagli Usa, dalla Cina o dalla Corea» che producono senza gli assurdi e masochistici vincoli imposti dalla Commissione europea. Sulle auto elettriche, poi, l’Ue ha adottato una «impostazione post-sovietica: se non le vendete vi do una multa». Anche Orsini interviene sul tema chiedendo all’Ue di «togliere la follia delle sanzioni sull’auto».

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