Autonomia differenziata: la Cassazione autorizza il referendum per l’abrogazione totale

Veneto e Lombardia attendono il pronunciamento della Corte costituzionale.

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Via libera dalla Cassazione per l’abrogazione della legge sull’Autonomia differenziata: l’Ufficio centrale della Suprema Corte ha ritenuto legittima la richiesta di abrogazione. L’ordinanza di 28 pagine dei giudici considera «illegittime» specifiche disposizioni dello stesso testo legislativo. Non sono comunque stati accolti i quesiti proposti dai consigli regionali che puntavano all’abrogazione parziale. Invece «il quesito di abrogazione totale» della legge Calderoli sull’autonomia differenziata «deve avere corso pur dopo la pronuncia numero 192/2024 della Corte Costituzionale», scrivono i giudici.

Nella sentenza del 3 dicembre scorso la Consulta, chiamata ad esprimersi sulle questioni di costituzionalità e accogliendo parzialmente i ricorsi di quattro Regioni, ha affermato che «il regionalismo corrisponde a un’esigenza insopprimibile della nostra società, come si è gradualmente strutturata anche grazie alla Costituzione» e «spetta, però, solo al Parlamento il compito di comporre la complessità del pluralismo istituzionale». E ancora: «la vigente disciplina costituzionale riserva al Parlamento la competenza legislativa esclusiva in alcune materie affinché siano curate le esigenze unitarie». L’ultima a parola torna ora alla Corte costituzionale.

«Il referendum è un istituto della democrazia, adesso vedremo che cosa dirà la Corte costituzionale perché il percorso non è finito. Quindi, cercheremo di capire se sarà referendum» sull’autonomia «oppure no: al momento non lo è. Ad oggi il referendum non è approvato, dovremo attendere l’ultima espressione della Corte costituzionale, dopodiché daremo indicazioni su come fare» ha detto il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia.

I leghisti del Veneto sono attendisti: «staremo a vedere. Se sarà autorizzato, il problema sarà di chi presenta il referendum di trovare chi poi andrà a votare – sottolinea Zaia -. La legge sull’autonomia è in vigore, quindi il lavoro di trattativa va avanti e, comunque, è un lavoro di back office che nessuno ci vieta di fare».

Sulla stessa linea il presidente della Lombardia, Attilio Fontana: «l’ordinanza della Cassazione che conferma la legittimità del referendum sulla legge Calderoli dimostra incontrovertibilmente un fatto: contrariamente a quanto si sono affrettati a riportare i commentatori partigiani, ovvero i tradizionali nemici della modernizzazione del Paese, la legge Calderoli evidentemente non è stata affattodemolita” né “stravolta” dalla Corte costituzionale nella sua recente sentenza. Perché se così fosse stato questa ordinanza non avrebbe confermato il referendum».

Secondo Fontana «secondo una consolidata giurisprudenza costituzionale, infatti, il quesito referendario può essere confermato dalla Cassazione solo se i principi ispiratori della disciplina sono rimasti integri. Il che evidentemente contrasta con la tesi della “demolizione”».

Di parere diverso dal fronte dei “demolitori”: per Andrea Martella, segretario regionale del Partito Democratico Veneto, «dopo la decisione della Cassazione, che ammette il referendum abrogativo della legge Calderoli, cosa deve ancora accadere perché il governo e Zaia si fermino? Come abbiamo sempre sostenuto, il percorso verso l‘autonomia differenziata è stato gestito in modo frettoloso, approssimativo e divisivo e va riscritto da capo. La Corte Costituzionale aveva già dichiarato profili di incostituzionalità nella legge, ma la Lega e Zaia hanno preferito ignorare i rilievi, dipingendoli come irrilevanti. Non solo: con la stessa sicumera ci hanno spiegato che proprio quelle “marginalirichieste di modifica della Corte Costituzionale avrebbero annullato il referendum. Ebbene, in poche settimane abbiamo avuto la pubblicazione delle motivazioni delle bocciature, che si sono rivelate su materie centrali; e, oggi, il via libera al referendum abrogativo».

Martella rincara specie su Zaia: «hanno sbagliato la legge e ora si arrampicano sugli specchi, ma la realtà non si può nascondere. Zaia governa il Veneto da 14 anni, e sono passati 7 anni dal referendum regionale per realizzare l’autonomia. Ebbene, tra promesse mancate, litigi interni e scelte frettolose, i risultati sono sotto gli occhi di tutti: nulla di concreto. Questo era un progetto che doveva essere portato avanti in modo responsabile, serio, rispettoso della Costituzionale, e magari dialogando con chi, come noi, da anni indica gli inevitabili ostacoli. Ora, grazie a Zaia e soci, l’autonomia è di nuovo al palo»

 

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