L’inchiesta della Procura di Milano sugli illeciti perpetrati dalle curve di Inter e Milan ha messo in luce le dinamiche molto poco trasparenti che ruotano intorno agli stadi italiani. In particolare, in quel di San Siro, gli eventi sportivi erano diventati terreno per un business parallelo gestito dagli ultras. Ma qual è la situazione generale degli stadi italiani?
La vicenda di San Siro, emersa a seguito di un’indagine approfondita sui capi ultras delle due tifoserie milanesi, ha tirato fuori un sistema organizzativo ramificato, una vera e propria azienda, che si occupava, illegalmente, di varie situazioni collaterali alle partite giocate a San Siro. I dati forniti da siti news parlano, infatti, di controllo, da parte delle tifoserie, delle aree ristoro, della rivendita di biglietti, della gestione dei parcheggi e della vendita di gadget e bevande. Questo gioco sporco di interessi, così ampio e di stampo delinquenziale, apre uno scenario complicato sulla gestione economica degli stadi e sul ruolo delle società sportive.
Uno degli aspetti più interessanti, emerso a margine dell’inchiesta di Milano, è la gestione degli stadi in Italia e quanti di questi siano di proprietà dei club. Impossibile, dunque, non mettere in chiaro l’enorme divario tra le strutture italiane e quelle estere sia dal punto di vista degli impianti che dal punto di vista dei ricavi. Nel calcio italiano, gli stadi di proprietà delle società calcistiche, su 129 a disposizione nelle tre leghe principali, sono 7: Allianz Stadium della Juventus, Bluenergy Stadium dell’Udinese, Gewiss Stadium dell’Atalanta, Giovanni Zini della Cremonese, Benito Stirpe del Frosinone, Mapei Stadium del Sassuolo e AlbinoLeffe Stadium.
La carenza di stadi di proprietà diventa ancora più evidente se confrontata con gli altri paesi europei. In Bundesliga, 14 squadre su 18 hanno lo stadio proprio, in Premier League 16 su 20. Anche in Spagna, nonostante la situazione sia meno avanzata, ci sono 9 stadi su 20 di proprietà. In Francia, invece, la situazione è simile all’Italia con sole Lille e Auxerre che giocano nel loro stadio. A differenza del nostro paese, però, gli stadi francesi grazie a Euro 2016, ai Mondiali femminili di calcio nel 2019, ai Mondiali di rugby nel 2023 e alle Olimpiadi del 2024, hanno beneficiato di grossi investimenti infrastrutturali. In Italia, dopo i Mondiali del 1990, nessun tipo di intervento è stato fatto sugli stadi principali.
Quali sono i ricavi dei club?
L’assenza di stadi di proprietà incide di parecchio sui ricavi dei club. L’Allianz Stadium della Juventus è, infatti, uno dei pochi esempi positivi presenti in Italia: con una capienza di poco più di 41.000 posti e una media di 39.000 spettatori a partita, il club bianconero genera circa 60 milioni di euro a stagione con i soli matchday in casa. Abbiamo, poi, altri 18 milioni di profitto provenienti dal museo della Juventus e dal JHotel, struttura collegata.
I ricavi di Inter e Milan, rispettivamente 72 e 79 milioni a campionato (ma con una media spettatori di 72.000 a partita), non sono poi tanto lontani dai 60 milioni juventini, nonostante il doppio della capienza rispetto allo stadio bianconero. Questo succede perché le entrate collaterali sono molto importanti per i profitti totali ma senza stadio di proprietà non sono appannaggio della società. I club italiani come Roma, Lazio e Napoli (con stadi molto grandi), infatti, hanno lo stesso problema e guadagnano comunque meno dell’Allianz con tutti i suoi edifici connessi.
I guadagni illeciti e una gestione moderna
Il sistema di racket organizzato dalle curve milanesi ha fatto emergere affari illeciti che toccavano vari aspetti delle partite a San Siro: accessi senza biglietti, favori richiesti ad allenatore e giocatori, chioschi di bevande, gestione dei parcheggi, con compensi illeciti di circa 250.000 euro all’anno. Questo tipo di approccio delinquenziale squarcia il velo sull’arretratezza e sulla carenza di sviluppo infrastrutturale degli stadi in Italia.
Senza una gestione moderna e imprenditoriale, è molto probabile trovarsi in situazioni di questo tipo, in un campo, come quello calcistico che, nonostante tutto, in Italia surclassa qualunque altro sport.
Un incasso del derby della Madonnina rappresenta, da solo, circa la metà del ricavato di un’intera stagione di basket e il doppio del campionato di pallavolo. Questo certifica la quantità di denaro che gira intorno al calcio e quanto, se questi soldi fossero gestiti bene, si potrebbe fare in termini di industria dello sport.
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