Decreto del ministero dei Trasporti inviato alla Commissione per l’autorizzazione finale. Per gli apparecchi più vecchi necessario valutare caso per caso, con la necessità di nuove omologazioni.
Stop in vista ai ricorsi contro le multe per gli autovelox dilaganti in tutta la Nazione, che è terza assoluta nel mondo dopo i ben più vasti Brasile con 18.916 apparecchi, seguito dalla Russia con 18.447 e l’Italia con 11,805 impianti fissi, che conquista il non invidiabile primato europeo.
Dall’estate 2025 tutti i dispositivi approvati dal 13 giugno 2017 in poi sono da ritenersi omologati automaticamente. Lo prevede, nelle disposizioni transitorie, il decreto in arrivo dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, inviato a Bruxelles che, spiega l’Asaps, l’Associazione amici e sostenitori della polizia stradale, annunciando che «a luglio diventerà operativo, mettendo fine a polemiche e ricorsi. Finalmente si farà chiarezza, e finiranno i sistematici ricorsi che hanno criminalizzato ì misuratori di velocità e hanno fatto annullare le sanzioni per le velocità oltre i limiti, anche le velocità tra le più elevate», commenta il presidente dell’Asaps, Giordano Biserni.
Il decreto sugli autovelox è composto da sette articoli e da un lungo allegato tecnico contenente caratteristiche, requisiti e procedure di omologazione, taratura e verifica di funzionalità dei dispositivi e sistemi per l’accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità ai sensi dell’articolo 142 del Codice della Strada.
La principale novità – sottolinea l’Asaps – si trova nell’articolo 6, relativo alle disposizioni transitorie, quando si indica che «i dispositivi o sistemi approvati secondo quanto previsto dal decreto del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti del 13 giugno 2017, n. 282, essendo conformi alle disposizioni dell’allegato tecnico, sono da ritenersi omologati d’ufficio. Tutti gli altri dovranno seguire una procedura tassativa con la disattivazione fino al completamento delle stesse, che prevedono che il titolare dell’approvazione di un dispositivo o sistema approvato prima dell’entrata in vigore del decreto possa richiedere l’omologazione integrando la documentazione, presentata in occasione dell’approvazione, entro il termine di sei mesi dall’entrata in vigore del decreto».
Secondo il Codacons «la conseguenza automatica del nuovo decreto del Mit è che gli autovelox che non rispettano gli standard previsti dal Ministero dovranno essere disattivati dai comuni, in attesa del completamento dell’iter per ottenere l’omologazione ministeriale: in caso contrario, qualsiasi sanzione elevata da apparecchi approvati ma non omologati secondo le nuove regole, sarà dichiarata nulla da Prefetti e Giudici di pace, e si rischia una valanga di ricorsi da parte degli automobilisti con costi legali enormi per le casse comunali».
Nulla dice il decreto circa la deriva imbracciata da molti, troppi comuni, spesso costituiti da un manipolo di residenti, che hanno la ventura di avere il loro territorio attraversato da qualche strada di grande comunicazione, sulla quale piazzano inevitabilmente l’autovelox che si trasforma in una manna per le entrate delle casse comunali. Ecco, sarebbe stato opportuno che il ministro Matteo Salvini avesse messo un chiaro limite alla libertà dei singoli comuni di piazzare autovelox a loro piacimento, specie laddove i residenti non passano se non di rado. Sarebbe stata una soluzione di elementare buon senso per evitare che tra i cittadini automobilisti non venisse il sospetto di essere solo ritenuti soggetti cui imporre una sorta di dazio di passaggio a favore del sindaco di turno, evitando così di fomentare il malanimo dei cittadini inutilmente vessati contro questi inesorabili accertatori, alcuni dei quali giustiziati quasi a furor di automobilisti.
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