Tavolo autotrasporto: Unatras sollecita il Governo per il suo riavvio

Il ministro Salvini sollecitato ad intervenire. Franchini: «Unatras certifica il fallimento del tavolo ministeriale, ma invece di prenderne atto ringrazia il ministro».

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Unatras, il coordinamento unitario delle associazioni nazionali dell’autotrasporto, ha inviato una lettera al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, in cui sollecita il riavvio del Tavolo autotrasporto presso il Ministero, fermo da tempo. L’associazione esprime preoccupazione per le questioni ancora irrisolte e per l’assenza di misure concrete a supporto del settore, che continua a rimanere cruciale per l’economia del Paese.

La richiesta evidenzia l’urgenza di definire un piano di sostegno alla transizione ecologica, con particolare attenzione al rinnovo del parco veicolare, un passo fondamentale per le migliaia di piccole e medie imprese del settore. Unatras chiede l’attivazione di un fondo per accompagnare gli operatori nei necessari investimenti, affinché l’autotrasporto possa affrontare con successo la sfida ambientale e rimanere competitivo.

Inoltre, vengono sollevate preoccupazioni in merito all’adeguamento delle normative relative ai tempi di pagamento e ai tempi di attesa nelle operazioni di carico e scarico, questioni che, se non affrontate, continuano a gravare sulla sostenibilità economica delle imprese. L’associazione chiede chiarezza anche sulla pubblicazione dei nuovi valori di riferimento dei costi di esercizio, che, secondo Unatras, dovrebbero essere disponibili sul sito del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Le richieste di Unatrans sono commentate con un filo di polemica da parte del presidente degli autotrasportatori indipendenti di “Ruote Libere”, Cinzia Franchini: «è passato un anno e mezzo da quando al termine di un incontro al Mit tra il viceministro Rixi e le associazioni di rappresentanza che siedono all’Albo dell’autotrasporto, venne annunciata la costituzione del solito Tavolo per affrontare le criticità del settore. Era il marzo 2023 e in quella occasione si parlò di un Tavolo permanente da convocarsi con frequenza mensile. Ebbene, a oltre 20 mesi di distanza, il coordinamento unitario Unatras, scrive al ministro dei trasporti Matteo Salvini, chiedendo, come nulla fosse, la riattivazione dello stesso tavolo e ammettendo che nulla è stato ottenuto in questi mesi. Ma non importa, col medesimo entusiasmo e deferenza le associazioni ringraziano il ministro per l’attenzione ricevuta».

Per Franchini quella di Unatrans è «una lettera surreale quella inviata al ministro Salvini, in cui le associazioni certificano di non aver ancora visto alcuna misura a sostegno in legge di bilancio 2025 per il rinnovo del parco veicolare nell’ottica della transizione ecologica, assicurano di non aver saputo nulla sulle verifiche che il MIT avrebbe dovuto condurre con le autorità indipendenti sulle norme sul rispetto dei tempi di pagamento e sui tempi di attesa al carico e scarico delle merci e lamentano la mancata promessa pubblicazione sul sito MIT dei nuovi valori di riferimento dei costi di esercizio. Infine anche in materia di codice della strada, le associazioni ammettono che le loro richieste non sono state tenute in considerazione nel testo definitivo appena approvato dal Senato».

«Per essere chiari: Unatras mette nero su bianco l’inutilità del Tavolo autotrasporto, ne certifica in modo inconfutabile il fallimento, ma invece di giungere alle normali conclusioni prendendo le distanze dal ministero, si limita a ringraziare per una generica attenzione ricevuta e a chiedere di “riprendere il confronto” – continua Franchini -. Un teatrino infinito nel quale il ministro Salvini e le associazioni continuano a recitare la loro parte in modo completamente avulso dal mondo reale dell’autotrasporto. Il mondo delle imprese, dei piccoli imprenditori, degli autotrasportatori che combattono per non chiudere, per resistere a una concorrenza selvaggia o per non cedere alla spirale della illegalità, il mondo che attende da decenni una vera e seria riforma del settore. Ruote Libere lo ribadisce: fuori dall’Albo autotrasportatori c’è vita e la rappresentanza vera, la difesa della categoria slegata da interessi economici legati a pedaggi e formazione, è possibile».

 

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