Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha deciso di ridurre di 25 punti base portandolo al 3%, come da attese, il costo del denaro: conseguentemente, i tassi Bce sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale scendono di conseguenza rispettivamente al 3%, al 3,15% e al 3,40%.
Nel comunicato della Bce scompaiono i riferimenti alla restrizione e in particolare l’impegno a mantenere i tassi su livelli sufficientemente restrittivi finché necessario. «Il Consiglio direttivo – recita il comunicato – è determinato ad assicurare che l’inflazione si stabilizzi durevolmente sul suo obiettivo del 2% a medio termine. Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, seguirà un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione. In particolare, le decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di interesse saranno basate sulla sua valutazione delle prospettive di inflazione, considerati i nuovi dati economici e finanziari, della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi». Il processo disinflazionistico inoltre viene definito come «ben avviato».
Alla fine, il presidente della Bce, Christine “Croissant” Lagarde ha fatto l’ennesimo passettino per cercare di sanare una situazione economica di crisi europea di cui lei è una dei principali artefici, tenendo comunque alta la briglia del costo del denaro, visto che questo è ancora superiore di almeno un punto e mezzo rispetto alla normalità.
Scenario che rilancia Unimpresa, secondo cui gli interessi sul credito alle imprese sono ancora il triplo rispetto a tre anni fa. Nel dicembre 2021, il tasso medio si attestava a un contenuto 1,36%, segnale di condizioni favorevoli per i prestiti alle aziende. Tuttavia, con l’inizio della stretta monetaria da parte della Banca centrale europea, il costo del denaro è rapidamente aumentato, raggiungendo il picco massimo del 5,45% a maggio 2024. Da allora, si è osservata una lieve riduzione, con il tasso medio che è sceso al 4,85% nell’ottobre 2024 ed è ancora pari a tre volte quello di fine 2021.
Per il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora, «il taglio di 25 punti base deciso oggi dalla Banca centrale europea potrebbe ulteriormente favorire una riduzione dei tassi, offrendo un po’ di sollievo alle imprese italiane dopo anni di forti rincari sul costo del credito. Questo intervento, sebbene limitato e deludente, sotto alcuni punti di vista, potrebbe contribuire a consolidare il calo osservato negli ultimi mesi, allentando la pressione finanziaria su molte aziende. Tuttavia, resta da vedere quanto velocemente e in che misura il nuovo costo del denaro sarà traslato dalle banche alle condizioni effettive offerte alle imprese. Siamo ancora lontani da condizioni sul credito, praticate dalle banche, capaci di sostenere investimenti importanti e una pianificazione finanziaria imprenditoriale con visione e lungimiranza. Non è il cavallo che beve poco, come spesso sostengono i rappresentanti del settore bancario, anche a livello associativo. Ma è l’acqua offerta che risulta imbevibile, talora indigesta».
Intanto, la Fabi, la Federazione autonoma dei bancari italiani, analizza gli effetti del taglio dei tassi Bce sul fronte dei consumatori e per i 6,9 milioni di famiglie indebitate, il 25% del totale, di cui oltre 3,5 milioni ha in corso un mutuo per l’acquisto della casa. Tra credito al consumo e prestiti personali, le banche hanno erogato 241,9 miliardi di euro di prestiti ai cittadini.
Con il taglio dei tassi Bce appena apportato, un mutuo da 200.000 euro a tasso fisso medio del 2,9% a 25 anni di durata comporta una rata mensile di 946 euro, con un risparmio di 266 euro al mese rispetto ad un anno fa, con una minore spesa complessiva di ben 79.753 euro.
Risparmi sensibili anche nel caso di acquisti di beni durevoli, come grandi elettrodomestici o automobili. Secondo la Fabi, per acquistare un’auto da 25.000 euro di valore interamente a rate con un finanziamento da 10 anni, il costo totale sarà di 37.725 euro, con un risparmio di ben 11.705 euro (-23,9%) rispetto ai livelli di fine 2023.
Nel caso dell’acquisto di una lavatrice da 750 euro a rate con finanziamento a 5 anni, il costo totale sarà di 939 euro, con un risparmio di 167 euro (-15,1%) rispetto ai 1.106 euro di fine 2023.
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