Ospitato dalla IX Commissione Senato e X Commissione Camera. De Carlo: «Apertura di fiducia, ma anche vigile attesa sulla traduzione dei piani in realtà». Dal 2000 ad oggi, la FCA-Stellantis ha munto circa 19 miliardi di aiuti pubblici a fronte di 10.000 licenziati.
Dopo una lunga riflessione forse travagliata e inquieta, il presidente e maggiore singolo azionista di Stellantis, John Elkann, si è degnato di scendere a Roma per essere ascoltato dai parlamentari della IX Commissione Senato e X Commissione Camera che lo hanno interrogato circa le sue intenzioni sul futuro delle attività italiane del gruppo, al momento operative a ritmo estremamente ridotto.
«La nostra posizione è quella di un’apertura di fiducia, ma anche di vigile attesa affinché i piani illustrati oggi si traducano in realtà e non rimangano solo sulla carta – ha detto il presidente della IX Commissione Senato – Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, il senatore di Fratelli d’Italia, Luca De Carlo -. Il nostro obiettivo è quello di continuare a lavorare per una politica industriale europea che abbia ricadute positive sulla Nazione: la crisi dell’automotive che stiamo vivendo in Italia e in Europa è il frutto della cecità delle politiche europee degli ultimi anni che hanno confuso la transizione ecologica con quella ideologica, dimenticando questioni sociali ed economiche».
De Carlo sottolinea che da Elkann sono giunte «rassicurazioni sul piano industriale e che si sia parlato di investimenti senza la richiesta di denaro pubblico»: ci mancherebbe altro, visto che dal 2000 ad oggi, Fca, prima, Stellantis, ora, ha munto dallo Stato qualcosa come 19 miliardi di euro di sovvenzioni pubbliche, salvo avere ripagato la nazione con un taglio di 10.000 posti di lavoro e cassa integrazione a manetta – con stipendi ridotti – per decine di migliaia di dipendenti.
Unimpresa ha fatto i conti di quanto le attività industriali della famiglia Angelli-Elkann è costata ai contribuenti italiani. Il gruppo Fiat, successivamente diventato Fca e infine Stellantis, ha ricevuto circa 18,68 miliardi di euro di risorse pubbliche tra contributi diretti, incentivi, prestiti garantiti dallo Stato e cassa integrazione. In dettaglio, circa 4 miliardi sono stati destinati a contributi per investimenti fino al 2019, mentre tra il 2016 e il 2024 sono stati erogati 100 milioni di aiuti di Stato. Per la cassa integrazione, Fiat e Stellantis hanno beneficiato complessivamente di 1,43 miliardi di euro, di cui 446 milioni a FCA e 984 milioni a Stellantis.
Nel 2020, durante la pandemia, Fca ha ottenuto un prestito di 6,3 miliardi di euro garantito dallo Stato italiano, successivamente rimborsato anticipatamente. Dal fondo automotive, Stellantis ha già ricevuto circa 2,7 miliardi, mentre dagli ecoincentivi per l’acquisto di nuove auto sono arrivati circa 800 milioni. Gli investimenti pubblici nello stabilimento di Melfi tra il 1991 e il 2020 ammontano a 3,35 miliardi di euro.
Per Unimpresa, nonostante gli ingenti aiuti pubblici, l’occupazione nel gruppo automobilistico fondato a Torino è diminuita di circa 10.000 posti di lavoro tra il 2021 e il 2023 e i dipendenti negli stabilimenti italiani sono passati da circa 52.740 a circa 42.700, Le uscite sono state principalmente volontarie, incentivate con “scivoli” tra i 30.000 e i 130.000 euro ad addetto.
Contestualmente, Stellantis ha distribuito 16,4 miliardi di euro di dividendi tra gennaio 2021 e maggio 2024, di cui circa 2,7 miliardi alla holding della famiglia Agnelli.
Stante questa situazione, si può dire che gli italiani agli Agnelli-Elkann hanno già dato e tanto. E’ ora che chi ha ricevuto inizi a restituire, se non tutto, almeno una consistente parte, facendo ripartire la produzione di modelli che abbiano una specificità tipicamente italiana, anche nei contenuti tecnologici, senza essere meri cloni di modelli e tecnologia francese come è accaduto sotto la fallimentare gestione Tavares che ha fatto strame della distintività di ogni singolo marchio della galassia Stellantis.
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