«Miliardi alla Difesa? Oggi non sapremmo come spenderli» afferma l’Aiad

Festucci: «per l'industria servono scelte coraggiose e a lunga scadenza».

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Miliardi alla Difesa Sistema difesa guerra un ucraina

Festucci: «per l’industria servono scelte coraggiose e a lunga scadenza».

Pioggia di miliardi per la difesa da parte dell’Ue, salvo l’impossibilità di spenderli, almeno nel breve termine. Le aziende della difesa, secondo il segretario generale dell’Aiad, l’associazione di Confindustria delle aziende del settore, Carlo Festucci, «siamo in un momento in cui vanno fatte scelte coraggiose e per rimettere a posto l’industria della difesa europea, riarmandola, ci vogliono non meno di dieci anni».

Gli effetti del pianoReArm Europe” da 800 miliardi annunciato dal presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen è destinato a rimanere lettera morta rispetto alle esigenze del momento. «Non esiste uno scenario, ogni giorno c’è uno scenario nuovo – sottolinea Festucci -: secondo quello che dice Trump, secondo quello che dice von der Leyen, si modulano risposte e proposte. Dire che si mettono 800 miliardi per riarmare l’Europa naturalmente è un fatto positivo, è positivo che si dica che escono dai criteri di bilancio per la spesa e che la Bei ragioni di queste cose, basta pensare che un fino a un paio di anni fa era come parlare del diavolo. Ma dobbiamo prima mettere le industrie di settore in condizione di poter produrre. Dire di botto che ci sono 800 miliardi va benissimo, però bisogna sapere anche come spenderli. Oggi non siamo in condizione di spendere».

Linea condivisa dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini: «ci vuole una programmazione industriale. Non possiamo pensare che per un annuncio si sposti un’economia». Posizione condivisa da Festucci: «assolutamente sì. E’ corretto dire che ci vuole programmazione e ci vuole anche coraggio, il coraggio di mettere le aziende nelle condizioni di produrre. Mi ritrovo anche in quello che dice il ministro della Difesa, da anni, da quando ancora non era ministro: le spese della Difesa sono spese che sono per la difesa dei cittadini. Non possiamo mettere in discussione le spese per la Difesa con gli ospedali, bisogna avere una programmazione, sapere che ci devono essere risorse per tutto e, se non ci sono, vanno date delle priorità. Oggi, se si elimina dal ragionamento la demagogia, le spese della Difesa sono una priorità».

Oltre ai miliardi alla difesa servono strumenti anche legislativi, avverte il segretario generale dell’Aiad, per «eliminare le burocrazie, consentire di attivare in modo rapido i contratti. Se applichiamo ogni volta il codice degli appalti, ci potranno anche dare tanti soldi, ma per fare qualcosa ci metteremo anni. Devo potere farlo a trattativa privata e ci vuole una legge che mi consenta di farlo, anche con controlli più serrati, ma in modo rapido».

Intanto la politica di Trump spinge l’Europa a fare sempre di più e da sola. «Basta ricordare le parole dell’amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani, che chiede una riorganizzazione dell’industria europea – ricorda Festucci -. I grossi concorrenti in giro per il mondo non sono le aziende americane, sono le aziende europee che si fanno guerra fra di loro. Non possiamo rinunciare alle nostre leadership, ma su quelle leadership dobbiamo investire».

C’è bisogno di grandi joint venture europee che superino le invidie nazionalistiche. «Quali saranno i protagonisti? Sull’elicotteristica l’Italia può dire di essere leader con Leonardo – prosegue Festucci -. Può dirlo nella navalmeccanica con Fincantieri. Penso che lo possa dire per la parte elettronica. Mbda già c’è in Europa, è già un consorzio».

Su questa strada serve forza industriale e anche peso politico. «I francesi non lasceranno dare le carte solo a noi. I tedeschi stanno investendo così fortemente sulla Difesa, vorranno giocare un ruolo. Ma un ruolo lo giochi se hai capacità tecnologiche, politiche, di export – ricorda Festucci -. Quindi bisogna riguardare tutto il sistema di gestione dell’impresa italiana in rapporto all’evoluzione dell’industria della difesa europea. Le Pmi italiane sono delle nicchie tecnologiche straordinarie. Per preservarle dobbiamo sostenerle».

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