L’inflazione nell’Euroarea rallenta: probabile un nuovo calo dei tassi

Il 6 marzo la Bce pronta al sesto taglio, ma nel vertice della banca aumentano divisioni.

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Il 6 marzo la Bce pronta al sesto taglio, ma nel vertice della banca aumentano divisioni.

L’inflazione nell’Euroarea rallenta al 2,4%, un livello che dovrebbe portare ad un nuovo taglio dei tassi da parte della Bce alla riunione di giovedì 6 marzo. Ma con la sesta riduzione del costo del denaro al 2,5% si avvicina anche il livello “neutrale” e con questo si intensificano le divisioni nel direttivo della banca di Francoforte, con i “falchi” che cominciano a frenare.

Sui dati europei aleggia un livello elevatissimo di incertezza geopolitica, data dagli annunci dell’amministrazione Trump, ed economica per gli effetti tutti da decifrare che arriveranno dai dazi Usa. La Bce, finora, ha dato più importanza agli effetti depressivi per la crescita rispetto a quelli che una guerra commerciale potrebbe innescare sull’inflazione nell’Euroarea, facendo impennare i prezzi.

«Si stanno materializzando segnali di rischi al ribasso», avvertivano i banchieri centrali in base al resoconto della riunione di fine gennaio. Per ora, l’inflazione nell’Euroarea vede un lieve rallentamento al 2,4% a febbraio (stabile all’1,7% in Italia) dal 2,5% di marzo: un livello che resta ostinatamente sopra il target del 2% della Bce. Ma una direzione di discesa (dopo quattro mesi consecutivi di accelerazione) che probabilmente farà dire alla presidente della Bce Christine “Croissant” Lagarde nella prossima riunione del direttivo che c’è fiducia nell’andamento di attenuazione verso l’obiettivo del 2%.

Sul fronte della crescita, l’indice Pmi manifatturiero dell’intera Euroarea risale a febbraio ai massimi di due anni pur restando in zona negativa (47,6), la Germania recupera i massimi di 25 mesi ma resta a 47,5, sotto la soglia di 50 che separa la crescita dalla contrazione. Anche l’Italia resta in recessione industriale, pur risultando meno negativa (47,4 da 46,3 di gennaio). Numeri che indicano un sussulto dell’industria europea ma non cambiano il quadro del Pmi complessivo (industria più servizi) delineato da S&P Global a gennaio, secondo cui l’Euroarea «continua a faticosamente a registrare un livello di crescita marginale della produzione».

Resta in piedi l’urgenza di uscire da tassi Bce che tutt’ora restano restrittivi, tagliando ancora. Secondo il governatore francese Francois Villeroy de Galhau i tassi scenderanno fino al 2% in estate, secondo il consigliere esecutivo Pietro Cipollone la cessione in corso di titoli di Stato dal bilancio Bce richiederebbe di tagliare i tassi anche più aggressivamente. Ma l’avvicinarsi del livello del 2% giudicato neutrale dà armi anche ai “falchi”, come il belga Pierre Wunsch e (in misura minore) la consigliera esecutiva Isabel Schnabel, non convinta che i tassi attuali siano davvero restrittivi. Un confronto falchi-colombe che rischia di intensificarsi nei prossimi mesi, a meno che gli sviluppi in Ucraina (una pace aiuterebbe la crescita) o sui dazi diano un’improvvisa sterzata agli eventi.

Ma se la Bce dovesse, come auspicabile, limare nuovamente i tassi di uno 0,25% arrivando al 2,5%, sarebbe opportuno, anzi doveroso, che il sistema bancario italiano iniziasse a fare calare considerevolmente il costo del denaro prestato alle aziende e ai privati per sostenere la ripresa degli investimenti e dei consumi. Essere meno ingordi sul caro denaro conviene a tutti, banche e clienti, anche perché le banche devono tornare ad essere un volano reale della crescita dell’economia dopo gli ultimi tre anni di bilanci mega-iper-fantastiliardi dovuti al caro tassi che hanno gonfiato a dismisura la loro redditività a rischio praticamente zero. Specie nel credito al consumo di beni durevoli, il differenziale tra il tasso Bce e quello praticato agli acquirenti deve ridursi entro un ricarico massimo del 100%, portandosi al 5% e anche meno, rispetto alle attuali vette che sfiorano la doppia cifra, contribuendo così a rallentare l’andamento di interi settori produttivi, ad iniziare da quello automobilistico dove l’acquisto di veicoli nuovi con il finanziamento rateale o con il leasing è quasi la norma.

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