La bicicletta italiana ferma la crisi, ma chiede attenzione al Governo

Ancma: «soffriamo di nanismo, ora sicurezza e infrastrutture».

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Ancma: «soffriamo di nanismo, ora sicurezza e infrastrutture».

Per la bicicletta italiana il peggio sembra passato. Nel 2024 sono state vendute 1,3 milioni di due ruote a pedali, con un calo dello 0,7% rispetto al 2023, con un volume d’affari (2,6 miliardi di euro) che si mantiene in linea con il 2023. Una flessione che però è cosa ben diversa dal collasso del 2023, quando la contrazione fu del 23%, ma rimane lontano dal record del 2022 quando aveva toccato i 3,2 miliardi di fatturato.

Grandi protagoniste del recupero sono state le e-bike. Ogni dieci bici vendute in Italia, due sono a pedalata assistita, per complessivi 274.000 pezzi venduti (+17%), mentre le due ruotemuscolari” crescono solo dell’1,2% a 1,705 milioni di unità. Cresce del 27% l’export e la bilancia commerciale è in attivo per 175 milioni di euro.

A tracciare il quadro sulla bicicletta italiana è stata Confindustria Ancma, l’Associazione Ciclo Motociclo Accessori. Secondo il suo presidente Mariano Roman, amministratore delegato di Fantic, il settore soffre di «nanismo». Se il mercato tedesco vale 6,3 miliardi, quello italiano ne vale soli 2,6. In Germania le e-bike rappresentano il 50% delle vendite. Serve una riflessione, per Roman, secondo cui «il governo fa poco per questo settore, che invece risolve problemi importanti come quello ambientale e della salute. Ci sono 600 milioni destinati al comparto che non sono stati ancora spesi». Come dire, i dati vanno bene, ma potrebbero andare molto meglio.

I dazi non fanno paura alla bicicletta italiana, ha spiegato Pietro Nigrelli, direttore del settore ciclo di Ancma. Anzi, vengono vissute più come misure «”anti-dumping” visto che da 30 anni ci difendiamo dalla concorrenza sleale del Far East», mentre gli «Stati Uniti non sembra che vogliano mettere dazi su questo tipo di importazione».

La strada per aumentare le vendite in Italia, per Ancma, è chiara: serve un cambio culturale con le bici che devono diventare un mezzo di trasporto, mentre ora sono per lo più un veicolo per sport, divertimento e turismo. Perché questo avvenga servono investimenti in infrastrutture, misure di fiscalità e miglioramenti sulla sicurezza. «Su 100 persone che vorrebbero comprare la bici, 70 non lo fanno per paura. Come dargli torto…» è stato il commento caustico di Nigrelli. La mancanza di ciclabili, di incentivi fiscali, oltre alla pericolosità delle strade, deprimono quindi i potenziali acquirenti.

In Germania «una bicicletta su due viene venduta con uno schema di leasing che dà tali vantaggi fiscali che hanno portato al raddoppio del mercato» ha raccontato Massimo Panzeri, presidente di Conebi, la Confederazione europea dell’industria della bici. Non solo: «ad Amsterdam il 38% del trasporto interno viene fatto in bicicletta, grazie ad interventi di infrastruttura e fiscalità».

Questo per Ancma significa che, con opportune politiche di sostegno, il settore farebbe ben altri numeri. «Oggi vendiamo 274.000 e-bike, la potenzialità è un milione» ha stimato Roman.

Guardando ai dati disaggregati del mercato italiano, dal 2019 ad oggi l’andamento delle vendita dei due segmenti è opposto: -29% per le bici muscolari, +40% per le E-bike, quest’ultime suddivise quasi equamente tra Mtb e citybike, con le gravel a ritagliarsi solo una quota minima. Mtb e City-Trekking valgono un terzo ciascuno del mercato tradizionale (l’80% del totale), con le bici da corsa ad arrivare al 14% di questa fetta.

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