Guerra commerciale Europa-Usa: le vittime dai vini ai jeans

Trump colpisce alluminio e acciaio. Per il vino promessa una tagliola del 200%. Pollo e Harley nel mirino Ue.

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Trump colpisce alluminio e acciaio. Per il vino promessa una tagliola del 200%. Pollo e Harley nel mirino Ue.

Cresce di livello la guerra commerciale tra Unione europea e Stati Uniti che si disputa a suon di dazi e contro dazi.

Bruxelles intende colpire le roccaforti repubblicane, in Louisiana, Nebraska e Kansas. Sarà un ritorno al passato, ma con misure ancora più dure. L’Europa entra nella guerra commerciale con Donald Trump sfoderando contromisure progressive per colpire economia e politica americana dove fa più male. Un piano chirurgico che colpisce ancora una volta le iconiche Harley Davidson e il celebre bourbon, gli yacht di lusso e anche soia e pollame per toccare un controvalore complessivo di 22,5 miliardi di euro. È una cifra con cui la squadra di Ursula von der Leyen ambisce a pareggiare i conti del colpo inferto dalla sovrattassa del 25% sull’acciaio e l’alluminio prodotti in Europa annunciata dalla Casa Bianca ed estesa anche ai derivati – dai macchinari industriali agli aghi da cucito -, capace di mettere in ginocchio anche l’automotive continentale già schiacciato dalla transizione verde, esclusiva follia della demagogia ambientalista della sinistra europea.

Il primo atto della ritorsione Ue si consumerà allo scoccare del primo aprile, quando Bruxelles rialzerà le barricate ripristinando senza sconti i dazi sui beni americani sfoderati ai tempi della prima amministrazione Trump: un pacchetto da 232 misure che tornerà a colpire i simboli a stelle e strisce per un valore di 4,5 miliardi, pur ridotto rispetto ai di 6,4 miliardi di otto anni fa nella nuova era post-Brexit e a causa del calo degli scambi transatlantici.

Due settimane più tardi, il 13 aprile, la controffensiva continentale – frutto del lavoro avviato già dalla scorsa estate negli uffici della Direzione generale commercio per mano di quella che è stata ormai soprannominata la Trump task force – sarà ben più pesante: un affondo da 18 miliardi di euro (in calo di 3 miliardi rispetto al passato) su una vasta lista di prodotti americani selezionati con precisione. Un elenco sul quale – oltre alla carne, dai tacchini con peso superiore ai 185 grammi alle salsicce di fegato, passando per i tagli bovini disossati di Kansas e Nebraska e la soia orgoglio della Louisiana feudo del portavoce fedelissimo di Trump, Mike Johnson – spiccano yogurt, derivati del latte, ginger, curry. E poi, ancora, beni industriali come stufe, forni, congelatori e tosaerba, prodotti da bagno come shampoo e dentifrici, e il legname cuore dell’industria manifatturiera e vanto di Georgia, Virginia e Alabama.

Tutti prodotti per i quali Bruxelles ritiene di poter fare a meno del “Made in Usapuntando su valide alternative interne. La soia, per esempio, viene importata anche dal Canada e dalla Gran Bretagna. E anche per le Harley il Vecchio Continente può contare su modelli di due ruote all’altezza da Germania, Italia e Francia. Una strategia volta a compensare le perdite causate dai dazi di Trump su acciaio e alluminio – che colpiscono duramente i settori chiave dell’industria penalizzando prodotti semilavorati e finiti come tubi in acciaio, fili e fogli di stagno ed estendendosi anche a utensili da cucina o infissi, macchinari, attrezzature da palestra ed elettrodomestici – destinati, nelle minacce di Washington, ad ampliarsi nel prossimo futuro fino a toccare anche l’agroalimentare europeo.

La risposta finale di Bruxelles, prodotto su prodotto, sarà tuttavia formalizzata soltanto dopo un ultimo confronto con i Paesi membri chiamati a ufficializzare il loro verdetto a maggioranza qualificata con un voto sul quale pesano i diversi interessi nazionali e dagli esiti non ancora scontati.

Dinanzi agli starnuti daziari di Ursula von der Leyen, Trump rilancia nella guerra commerciale con la possibilità di mettere un dazio del 200% sui vini europei che rischierebbe di danneggiare pesantemente le esportazioni di bottiglie italiane che nel 2024 hanno raggiunto il valore di 1,94 miliardi di euro negli Stati Uniti, compromettendo un percorso che negli ultimi venti anni ha visto le vendite negli Stati Uniti quasi triplicate in valore, con un incremento del 162%, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Istat, tanto da rappresentare circa un quarto delle esportazioni totali di vino italiano.

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