Desertificazione commerciale continua: nel 2024 chiusi 61.000 negozi

Confesercenti lamenta lo stillicidio specie per i piccoli negozi di vicinato che rischiano di compromettere la vivibilità dei quartieri.

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Confesercenti lamenta lo stillicidio specie per i piccoli negozi di vicinato che rischiano di compromettere la vivibilità dei quartieri.

La desertificazione commerciale continua a ritmi ancora più elevati rispetto agli ultimi anni secondo le risultanze dai dati delle Camere di commercio elaborate da Confesercenti, secondo cui il 2024 sarebbe l’anno peggiore degli ultimi dieci con oltre 61.000 attività che hanno chiuso definitivamente, a fronte di poco più di 23.000 nuove aperture, un rapporto vicino ad 1 apertura per ogni 3 chiusure, anche questo il peggiore da dieci anni a questa parte.

Alla base della corsa della desertificazione commerciale il rallentamento dei consumi, della carenza di credito e della curva demografica. Se la tendenza non si invertirà, avverte Confesercenti, il rischio è di arrivare a zero aperture già nel 2034.

Tra gennaio e dicembre 2024 sono spariti 61.634 esercizi a fronte di appena 23.188 nuove imprese del commercio. Numeri che certificano come la desertificazione commerciale – ossia la scomparsa di negozi di vicinato – sia «un problema enorme sia sul piano economico sia sul piano sociale. Purtroppo, fino ad ora si è fatto nulla o poco per porre un argine alla scomparsa dei piccoli negozi – sottolinea Patrizia De Luise, presidente nazionale di Confesercenti -. La prospettiva, sempre più concreta, è che venga definitivamente marginalizzato il canale distributivo, con il rischio di trasferire il totale controllo della distribuzione commerciale a pochi monopolisti e alle grandi multinazionali che dominano le piattaforme dell’online. Un danno anche per i consumatori».

Nell’indagine Confesercenti sottolinea come la crisi di natalità nel commercio sia un fenomeno ormai strutturale: nel 2014 le aperture erano state 43.324, pari a poco più di 118 al giorno, mentre nel 2024, il ritmo giornaliero di iscrizioni si è ridotto a 63,5, quasi la metà. Un crollo diventato via via più veloce a partire dal 2020: se la tendenza di questi ultimi quattro anni proseguisse senza inversioni, già nel 2034 il numero di nuove aperture potrebbe scendere a zero, segnando la fine del commercio come lo conosciamo.

Ancora più incisiva l’accelerazione che si registra anche per le cessazioni. Nel 2024, ogni giorno hanno abbassato la saracinesca circa 169 attività, contro le 139 del 2020, l’anno del Covid. Un aumento che porta il rapporto tra chiusure e nuove iscrizioni vicino a 3 a 1 (2,7): nel 2014, era di 1,5 a 1.

Per quanto l’andamento negativo sia riscontrabile su tutto il territorio nazionale, in alcune regioni il processo di desertificazione commerciale è più marcato. Nelle Marche si rileva il peggior rapporto tra iscrizioni di nuove imprese e chiusure (1 a 4): per questa regione, il rischio aperture zero è anticipato al 2031. Seguono, nella classifica negativa, Sicilia (una nuova apertura ogni 3,8 chiusure), Lazio (1 a 3,7), Sardegna (1 a 3,5) e Umbria (1 a 3,2).

L’invecchiamento progressivo della popolazione si riflette anche sul sistema imprenditoriale: tra il 2014 ed oggi sono sparite, in tutti i settori di attività, oltre 153.000 attività di under35, di cui quasi la metà – 66.000 – proprio nel commercio.

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