Crollo dei ricavi dell’industria, imprese perdono fiducia

Prospettive negative anche per il 2025 causa politiche ambientali europee, crisi tedesca e dazi americani.

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Prospettive negative anche per il 2025 causa politiche ambientali europee, crisi tedesca e dazi americani.

La manifattura italiana continua a calare senza sosta nella produzione e l’Istat evidenzia un ulteriore aggravamento sia su base annuale che mensile, con il crollo dei ricavi dell’industria, con le imprese strette tra il rallentamento dell’economia tedesca che si avvia al terzo anno consecutivo di recessione, le incertezze geopolitiche e tra il caro-energia e la rischiosa prospettiva dei dazi trumpiani.

Tutti elementi negativi che sembrano pesare anche sul clima di fiducia delle imprese, in calo di quasi un punto a febbraio, in controtendenza rispetto a quello, in crescita, dei consumatori. Le statistiche evidenziano come nel 2024 il fatturato dell’industria abbia registrato in valore una flessione annua al netto degli effetti di calendario del 4,3%, decisamente più marcata rispetto al –0,7% dell’anno precedente. Anche i volumi registrano dinamiche negative in media annua (-3,2% nel 2024 contro il -1,2% del 2023). I dati grezzi non sono molto diversi: il calo è stato del 3,4% in valore e del 2,3% in volume.

Nel solo mese di dicembre ulteriore crollo dei ricavi rispetto a novembre del 2,7% in valore e del 2,5% in volume e, rispetto a dicembre 2023, di ben il 7,2% in valore e del 7,7% in volume.

A reggere, sulla scia dell’aumento dei prezzi del settore, è stata solo l’energia, con un fatturato in aumento nel giro di un mese del 2,8%. I beni strumentali, i beni intermedi e quelli di consumo hanno invece fortemente sofferto. La fotografia è decisamente migliore per i servizi che nel 2024 hanno registrato una crescita del fatturato dell’1,3% in valore e dello 0,3% in volume. Ma anche in questo caso l’Istat evidenzia un rallentamento rispetto all’evoluzione del 2023 quando i ricavi erano aumentati del 3,3% in valore e dell’1,3% in volume.

E le prospettive con un “Green Dealedulcorato in “Clean Industrial Dealnon cambiano, anzi, possono solo peggiorare visto che le politiche ambientaliste europee stanno mettendo fuori competitività interi settori industriali, da quello dell’automotive, già duramente colpito con crollo dei ricavi, chiusura di fabbriche e licenziamenti di centiaia di migliaia di occupati, alla siderurgia al cemento. Tutti settori fondamentali sia per la produzione economica, che per l’occupazione che per la sicurezza strategica del Paese e dell’Unione europea.

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