Caro energia: per Confesercenti alle Pmi costerà 2,6 miliardi in più

Preoccupazione per il caro bollette 2025. Preoccupa la possibile spinta all’inflazione sopra il 2% e la riduzione dei consumi delle famiglie.

0
66
imprese del terziario caro energia bollette Mercato libero caro tariffe Sostegni per i consumi energetici Offerte energia Mercato libero dell’energia caro energia caro bollette bolletta gas Servizio di maggior tutela Tariffe energia e gas metano energia elettrica gas metano carissima energia bolletta energetica tariffe costi energetici delle famiglie caro bollette

Se non ci sarà un’inversione di tendenza, le piccole e medie imprese del commercio il caro energia costerà 2,6 miliardi in più rispetto al 2024, le bollette tra più alte d’Europa: la stima è dell’Ufficio economico Confesercenti.

Il 2025 si è aperto all’insegna delle tensioni sui mercati energetici. Al 22 gennaio, il caro energia segna in Italia un aumento del 32% sul prezzo medio del 2024 e del 50,2% sul gennaio 2024. Un incremento che si innesta in un quadro già caratterizzato da costi molto elevati: l’Italia continua a caratterizzarsi per prezzi già molto superiori a quelli di altri paesi europei, del 20% rispetto alla Germania e del 25% nei confronti di Francia e Germania.

Per le piccole imprese di commercio, turismo e servizi, gli aumenti si tramuteranno in un aggravio di circa 1.300 euro all’anno, portando il totale della bolletta energetica – in alcune attività a maggiore consumo, come i pubblici esercizi – a pesare fino all’8-10% del fatturato complessivo.

A sostenere il peso del caro energia 2025 saranno soprattutto le imprese del commercio, per le quali si stima un aumento di circa 800 milioni di euro rispetto allo scorso anno. Rilevante l’impatto anche per alberghi (250 milioni) e pubblici esercizi (450 milioni), con la restante quota di 1,1 miliardi di aggravi da distribuire tra logistica, servizi alle imprese ad altri comparti del terziario privato, dal benessere all’artigianato.

Secondo le stime di Confesercenti, le tensioni sui prezzi dell’energia, se non contrastate, riporteranno il tasso di inflazione al di sopra del 2% e condizioneranno 9,6 miliardi di spesa delle famiglie: 7,5 miliardi nella forma di aggravio diretto per i costi energetici, oltre a 2,1 miliardi di minori consumi in altri beni.

Di qui la necessità di tornare a produrre maggiormente energia nazionale, rilanciando l’estrazione di gas naturale dai giacimenti già esistenti, la cui produttività nel giro di pochi anni si è ridotta ad un decimo della potenzialità, con un costo di produzione medio di 5 centesimi di euro a metro cubo, contro un costo di importazione di almeno 10 volte tanto. Riserve nazionali di gas inutilizzate sotto la spinta verde con il Pitesai ancora non superato nonostante la sua illegittimità dichiarata, che potrebbero consentire lo sfruttamento di circa 90 miliardi di metri cubi di riserve che ora sono sfruttate solo dai paesi confinanti dell’alto lato del mare Adriatico.

 

Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie di “Dario d’Italia”, iscrivetevi al canale Telegram per non perdere i lanci e consultate i canali social della Testata. 

Telegram

https://t.me/diarioditalia

Linkedin

https://www.linkedin.com/company/diarioditalia

Facebook

https://www.facebook.com/diarioditalia

© Riproduzione Riservata