L’Italia sopra la media Ue con 83,5 anni. Sondrio al vertice per l’aumento redditi, ultima Trieste.
Trentino e Alto Adige sono tra le regioni dell’Ue con la più alta aspettativa di vita, rispettivamente 85,1 e 85 anni. Lo certificano i dati Eurostat sull’aspettativa di vita nell’Ue, pari a 81,4 anni nel 2023 con un aumento di 0,8 anni dal 2022.
Dopo essere diminuita nel 2020 e nel 2021 a causa della pandemia da Covid-19, spiega l’ufficio statistico dell’Ue, l’aspettativa di vita ha raggiunto valori superiori rispetto al 2019. L’Italia è sopra la media Ue con 83,5 anni. La regione dell’Ue con la più alta aspettativa di vita alla nascita era Madrid (86,1 anni), seguita dal Trentino (85,1 anni), dalle isole Åland in Finlandia (85,1 anni), da Navarra in Spagna e dall’Alto Adige (entrambe 85,0 anni).
Su base regionale, guardando all’Italia le aspettative di vita più alte erano anche in Veneto e Marche (84,5), Emilia Romagna e Toscana (84,4), Lombardia (84,3), Valle d’Aosta (84,2), Friuli Venezia Giulia e Umbria (84,1), Liguria (83,7), Piemonte (83,4), Lazio, Puglia e Sardegna (83,2) e Abruzzo (83,1). Tra le regioni con l’aspettativa più bassa in Italia si registrano Campania (81,6), Sicilia (81,8) e Calabria (82,1). Seguono Molise (82,7) e Basilicata (82,9).
Eurostat registra inoltre che l’aspettativa di vita alla nascita ha raggiunto gli 84 anni nel 2023 (in aumento di 0,7 rispetto al 2022 e allo stesso valore del 2019): per gli uomini i 78,7 anni (+0,8 rispetto al 2022 e +0,2 rispetto al 2019), mentre per le donne era 5,3 anni più lunga di quella per gli uomini.
Dall’aspettativa di vita al reddito delle famiglie italiane, che tra il 2021 e il 2023 è cresciuto in termini nominali dell’11,3%, meno dell’aumento dei prezzi nello stesso periodo (14,2%) determinando quindi una caduta del potere d’acquisto. E’ quanto emerge dall’analisi di Unioncamere-Centro Studi Guglielmo Tagliacarne sulle stime 2023 del reddito disponibile delle famiglie secondo il quale la provincia di Sondrio si posiziona al primo posto nella variazione dei redditi registrando un aumento dei redditi correnti superiore all’inflazione (+17%) mentre Trieste chiude la classifica con un aumento di appena il 5,90%, meno della metà dell’inflazione.
Se invece si guarda al reddito disponibile pro capite delle famiglie consumatrici, Milano è prima con un reddito disponibile di 34.885 euro a testa, quasi due volte e mezzo più alto di quello di Foggia che chiude la classifica con 14.554 euro. Roma è all’undicesimo posto con 25.508 euro.
A fare più fatica a tenere il passo con l’inflazione sono soprattutto le famiglie del Centro Italia con una crescita dei redditi del 10,3%, mentre il Nord segna in media un +11,96% e il Sud un +10,9%.
«La geografia dei redditi delle famiglie – afferma il direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, Gaetano Fausto Esposito – delinea un quadro che possiamo definire più “democratico” rispetto a quello della produzione, perché le distanze territoriali appaiono meno accentuate: mentre per il valore aggiunto pro capite la distanza tra la prima provincia e l’ultima è di 3,6 volte, questa differenza si riduce a 2,4 volte per il reddito disponibile. Questo dipende anche dai trasferimenti pubblici che, ad esempio, nel Mezzogiorno, pure se in calo, incidono per il 40% contro il 35% della media italiana. Inoltre, al Sud la dinamica delle retribuzioni da lavoro dipendente, in termini nominali, riflette anche la crescita economica rilevata negli anni più recenti. Tuttavia, le retribuzioni per dipendente al Meridione restano inferiori di circa il 15% al valore medio nazionale. Un segnale da non trascurare, in aggiunta, è il ritardo che registriamo del Centro Italia, il cui reddito disponibile, tra il 2021 e il 2023, cresce meno di quello del resto del Paese».
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