Autotrasporto si cambia: il governo Meloni taglia le grinfie dell’Unatrans

Franchini: «lo stato di agitazione di alcune associazioni rileva solo la loro agitazione per la perdita dei loro privilegi».

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Franchini: «lo stato di agitazione di alcune associazioni rileva solo la loro agitazione per la perdita dei loro privilegi».

Autotrasporto in subbuglio, specie quello rappresentato dai “grandiriuniti in Unatrans, dopo la decisione del governo di riformare la politica di sostegno al settore.

«Totale insoddisfazione per l’esito dell’incontro al ministero dei Trasporti», «riunione con forti momenti di tensione», «nessuna risposta concreta alle problematiche già discusse» sono dichiarazioni barricadiere quelle rilasciate da Unatras, (il coordinamento unitario che raggruppa CNA-Fita, Conftrasporto-FAI, Confartigianato Trasporti) all’indomani dell’incontro tenutosi al ministero sui nodi irrisolti dell’autotrasporto.

«Dichiarazioni che, a una prima lettura, lasciano intendere un improvviso e inaspettato risveglio delle vecchie associazioni della rappresentanza del settore, sinora sempre così benevole col Governo – commenta Cinzia Franchini, presidente degli autotrasportatori indipendenti di “Ruote Libere” -. Eppure a una lettura più approfondita risulta chiaro il motivo di tanta vis polemica: la conferma del taglio dei 12 milioni rispetto alle risorse, pari a circa 240 milioni, stanziate ogni anno dall’Esecutivo per l’autotrasporto. Tutto qua: le associazioni protestano perché il Governo tocca i privilegi di cui indirettamente anche loro beneficiano».

«Lo ribadiamo: bene ha fatto il Governo Meloni a tagliare quei fondi destinati agli sconti sui pedaggi autostradali e in parte alla formazione; risorse a cui possono attingere gli operatori del settore attraverso meccanismi dei quali beneficiano parecchio di enti di rappresentanza e molto meno le migliaia di medie e piccole imprese del settore – continua Franchini -. Occorre avere il coraggio di scardinare l’assurdo sistema che ancora oggi porta lo Stato a pagare, con risorse pubbliche, gli sconti autostradali dovuti agli autotrasportatori attraverso i Consorzi di servizi, molti dei quali sono di emanazione o fanno diretto riferimento alle stesse associazioni che attualmente protestano; occorre procedere sulla strada dei tagli, in questo caso virtuosi e sacrosanti. Le tecnologie già in uso da tempo consentono di fare arrivare gli sconti sui pedaggi direttamente agli utilizzatori senza alcuna costosa intermediazione».

Per Franchini «sanare questa stortura significherebbe mettere in campo una rivoluzione copernicana che consentirebbe di liberare risorse per i problemi veri del settore e non a quelli legati alla sopravvivenza delle associazioni. Penso al tema della deprofessionalizzazione, a quello della concorrenza selvaggia, ai problemi della rete infrastrutturale e al radicamento mafioso. Su questi macro temi, ben noti a chi ogni giorno viaggia sulle strade italiane, non ricordiamo prese di posizione giacobine da parte delle associazioni impegnate oggi a indire stati di agitazione che rivelano solamente l’agitazione di chi vede traballare il proprio recinto di potere». 

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